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Siberia - Il richiamo del Maral

Ti racconto la mia esperienza unica di caccia al Maral in Siberia: una di quelle cose che rimangono impresse per sempre

Siberia - Il richiamo del Maral

Il viaggio è iniziato qualche mese prima della partenza, quando di fronte a un buon bicchiere di vino cercavamo di darci consigli su cosa fosse fondamentale portare. Col tempo ho imparato che davanti alla montagna non ci si può far trovare impreparati, e questa volta ancora meno: l’itinerario è tanto accattivante quanto impegnativo, le fredde valli del confine tra la Cina, Mongolia e Russia saranno lo scenario ricorrente della nostra cacciata.

Il trasporto stesso è stato un’avventura: una trentina di ore di viaggio ci hanno condotti al primo campo e quattro casette in mezzo al niente ci hanno dato il benvenuto. Là, dove non credevo potesse esserci vita, mi sono sentito a casa.

La prima serata è stata scandita da un misto di emozioni, incertezze, titubanze e piccole scoperte. Nell’apparente povertà di quel posto e di quella gente aveva trovato spazio una cattedrale di spiritualità ormai diventata tradizione.

Di quel niente avevano fatto il loro tutto e hanno deciso di condividerlo con noi. Dei veri e propri padroni di casa anche al momento della cena: carne di Maral essiccata sul fuoco per onorare la nostra presenza. Ricorderò sempre i solchi profondi scavati dal freddo sui loro visi e quegli occhi ridenti incastonati nei lineamenti perfettamente rotondi: espressioni che meritavano di essere immortalate se solo non avessero avuto paura che gli rubassi l’anima con un uno scatto.

caccia al maral in siberia 2

È proprio poco prima di dormire che la curiosità e la trepidazione hanno preso il sopravvento dandoci l’ultima scarica di adrenalina della giornata, ben presto placata dalla stanchezza che ormai ci sovrastava.

Qualche ora dopo gli zoccoli dei nostri cavalli solcavano per la prima volta l’erba scintillante della valle siberiana: un’alba freddissima di inizio settembre accompagnava la nostra partenza. Le sette ore successive sono trascorse in sella, attraversando valli sempre più selvagge alla ricerca di un pianoro adatto al campo tendato. Di tanto in tanto siamo stati costretti a fermarci sul tragitto per piccole pause rigeneranti: il movimento della sella è davvero impegnativo per chi non è abituato, così come il freddo.

caccia al maral in siberia 4

Abbiamo attraversato quattro valli sul dorso di quei cavalli dimenticandoci di quale fosse la nostra quotidianità, trascorso notti intere sotto le stelle cercando riparo nell’imbottitura di un sacco a pela; gioito per un pasto caldo e apprezzato la prima luce del mattino sulla copertura della tenda; abbiamo condiviso ricordi, riflettuto e anche esultato davanti a tutta quella vastità.
Ma tra tutto questo un solo suono ha davvero strappato il silenzio a quelle valli:  il bramito del Maral.

Un suono stridulo, a tratti ridicolo per le dimensioni dell’animale, ma di fondamentale importanza per la ricerca del capo giusto, un eco a noi indispensabile per l’individuazione del maschio in quelle valli così ampie.

Ancora una volta il ruolo delle guide locali è stato decisivo: nei loro occhi ho intravisto per la prima volta i segni di una caccia finalizzata al sostentamento prima ancora che per passione. Un tubo di plastica era il loro richiamo.

Abbiamo attraversato altre tre valli  prima di trovare l’esemplare giusto ed è inutile spiegare il carico di emozioni che sono esplose in un urlo di liberazione dopo il successo del tiro.

Il giorno seguente abbiamo concluso la nostra avventura con il prelievo dell’Ibex, individuato al pascolo in una stretta valle rocciosa. Un territorio totalmente diverso da quello del Maral, molto più ostile e difficile sotto alcuni aspetti, ma altrettanto affascinante: le due pareti di roccia verticale incorniciavano perfettamente le montagne della Cina innevate dalla prima nevicata dell’anno come in una cartolina studiata alla perfezione.

caccia al maral in siberia 1

Per l’avvicinamento abbiamo sfruttato un bosco che in pochissimo tempo ci ha condotti nel fondovalle: mi succede spesso di perdere la “misura delle distanze percorse” durante la cacciata per poi accorgermene sulla strada del ritorno; e anche questa volta è andata così: la salita per ritornare alla tenda mi è sembrata davvero infinita; la stanchezza, la tensione e le poche ore di sonno degli ultimi giorni si sono riversate sui nostri corpi nel giro di pochi minuti lasciandoci totalmente privi di qualsiasi energia.
Arrivammo alla tenda a buio, giusto in tempo per una minestra fumante. In quel momento il sacco a pelo è stato davvero più confortevole di un materasso in lattice.

Ripenso spesso a quei giorni, a quelle valli e a quelle persone.
In quella valle siberiana a parecchi chilometri dalla civiltà ho scoperto cosa vuol dire vivere.

E l’ho capito proprio quell’ultima mattina, quando scuotendo la tenda dalla nevicata della notte, ho intravisto sotto un ammasso di teli gelati alla base di un pino un viso tondo: la nostra guida altaica aveva dormito tutta la notte in quei sacchi di plastica e la neve lo aveva letteralmente coperto.
Ricordo che in quell’attimo aprì gli occhi, mi vide e mi sorrise.

In quegli occhi arricciati ho intravisto il senso della vita, la fortuna di un pasto caldo, di una doccia la mattina, di un letto comodo e di una giacca tecnica, l’insensatezza dei lussi e la potenza di un sorriso.
In quel momento avevo tutto. Mi son guardato attorno e non avrei desiderato essere in nessun altro posto se non lì. 

caccia al maral in siberia 3

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